Q3D

Q3D è una lampada da tavolo. Q3D è una stampante 3D. Q3D è un giocattolo distribuito in kit di montaggio. Ispirata alla celebre lampada raffigurata nel logo della Pixar, Q3D nasce da un esperimento di un azienda torinese, Politronica S.r.l a sua volta nata da uno spin-off del Politecnico di Torino. Si tratta a tutti gli effetti di un robot, realizzato in materiale plastico i cui meccanismi sono a loro volta realizzati da altre stampanti 3D. L’idea, di per sé stessa, è geniale.

Q3D ci parla di un futuro in cui i robot costruiscono altri robot, come forse abbiamo visto accadere solo nei film di fantascienza. La mia missione in questo progetto, fu quella di realizzare il sito web destinato al pre-lancio nella celebre catena di negozi Flying Tiger, che ha acquisito la commercializzazione del prodotto.

Un sito web non convenzionale.

Per quanto ami restare fedele ai moderni standard stilistici, il progetto ha significato una sfida a qualunque tipo di esperienza pregressa. Dovendo passare attraverso una procedura di crowdfunding la linea guida stilistica era dettata dal noto sito web “Kick Starter” rispetto al quale il sito offre dei richiami cromatici e stilistici, senza tuttavia rischiare di essere confuso con esso. La pagina di lancio si presenta come un blog “fatto in casa” offrendo all’utente l’idea del progetto self-made, rispondendo, nel mentre, a tutte le domande fondamentali che possono popolare la mente dell’utente “chi-cosa-come-dove-quando”, con la stessa semplicità. Tuttavia lo sviluppo è stato tutt’altro che semplice comportando centinaia se non migliaia di editing. Oggi, a lancio e commercializzazione avvenuta, il sito web è cresciuto, incorporando il materiale realizzato in fase di pre-lancio.

La quarta rivoluzione industriale

La genialità dell’idea che anima questo prodotto non basta a descrivere completamente la rivoluzione che questo prodotto -di fatto- vuole anticipare. La filosofia ispiratrice affonda le sue radici nel concetto di “produzione de-localizzata” e nel pensiero del noto economista Jeremy Rifkin, che nel suo libro “La società a costo marginale zero” anticipa il concetto di “quarta rivoluzione industriale”, che sta interessando ed interesserà ulteriormente il mondo industriale negli anni a venire, attraverso un radicale cambiamento dei modelli di produzione, che vedranno una crescente delocalizzazione arrivando a commercializzare di fatto solo i diritti di proprietà intellettuale. Ma come?

Non è difficile immaginarlo. Il progressivo successo raccolto dalle tecnologie per la stampa 3d, ed il loro continuo sviluppo, porterà ognuno di noi a fabbricarsi da sè gli oggetti di cui ha bisogno, per produrre i quali dovremo soltanto saperli immaginare, saperli disegnare o in caso contrario, semplicemente scaricarli. Gli effetti sulla costituzione del tessuto industriale stesso e le relative riflessioni circa l’opportunità della continuazione della sua esistenza, sono conseguenti.